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martedì 1 maggio 2012

Just in case


Non era mai successo che scrivessi due post, uno di seguito all'altro, sullo stesso argomento. Sono abbastanza certo che voi l'aveste già notato, e nei vostri salotti letterari vi foste interrogati sul perché:
Secondo me è un chiaro esempio di scelta stilistica rapportata alle nuove tecnologie. Il suo chiaro intento è quello di non annoiare i lettori e passare subito a notizie fresche e nuove, per non restare ancorato al passato, ma anzi voltare pagina e rapportarsi immediatamente all'evento successivo. 
Ma no, è che non ha voglia di fare un cazzo!
Giuste entrambe, ma più la due. Anzi, solo la due.

In ogni caso ora lo farò, sia perché ora come ora è l'unico argomento mi preme affrontare, sia perchè in giro ce ne sono pochi altri (Scudetto, Champions, lotta per non retrocedere: perché rischiare di azzardare qualcosa e fare figure di merda? Scriverò qualcosa a campionato finito aggiungendo un Bergomiano l'avevo detto!).

Settimana scorsa è retrocesso il Cesena. Pensavo si salvasse. D'altronde si è salvato l'anno scorso, e quest'anno aveva una squadra più forte. Ha cambiato allenatore, ma Ficcadenti non era mica Mourinho. Resta il fatto che è retrocessa con 5 giornate d'anticipo: non esattamente un fulmine a ciel sereno. La matematica retrocessione è arrivata contro la Juve capolista, quindi ci sta che i tifosi siano andati allo stadio ben sapendo che sarebbe potuta arrivare la sconfitta, e conseguente retrocessione.
I tifosi hanno comunque applaudito la squadra a partita finita e serie B ottenuta. Il gesto è arrivato una settimana dopo i fatti di Genova (non il G8, quasi). Tutti gli organi di stampa hanno ripreso la cosa, sostenendo che era questo il calcio sano, quello che piace e che permette alle famiglie di andare allo stadio. Dopo un primo, spontaneo, e genuino grazie al cazzo, ho aspettato che dicessero la cosa più ovvia, ma non per questo non degna di essere riportata. Non l'ha fatto nessuno. Ovvero: puoi stare tutta la vita cambiando leggi e stadi, mettendo tornelli e telecamere, dando Daspo a destra e manca, ma se non cambia la mentalità dell'italiano, prima di quella del tifoso, resterà tutto inutile.

L'italiano è fenomenale, è quello che se si trova di fronte a 100 persona pensa di essere il più intelligente lì in mezzo, il più scaltro e il più furbo. L'unico in grado di escogitare qualcosa di sensato. E' quello che costruisce abusivamente, poi arriva chi di dovere, gli dice che devono abbattere perché pericoloso e risponde: andate ad arrestare stupratori e assassini invece di rompere le scatole alle brave persone come me. Io non ho posto dove abitare.E' quello che evade e dice: lo faccio perché la pressione fiscale è troppo alta, che è un po' come dire: rubo, perché la criminalità ha raggiunto livelli insopportabili.Sono certo che non tutti gli italiani siano così. Sono un po' meno certo, ma mi auguro siano più le brave persone dei furbi che provano a far fesso il prossimo. Ma per quello che ho avuto modo di notare io, è così.

So di risultare noioso, di essere l'ennesimo rompicoglioni esterofilo, ma il modello deve restare quello inglese. Lì, non si sa come, sono riusciti a cambiare la mentalità del tifoso.

Ieri c'era Manchester City - Manchester United. Il derby è caldo dappertutto, e quando vale lo scudetto lo è ancora di più. Perciò è chiaro ci fosse il pericolo tafferugli, scontri, risse e quant'altro.
In panchina, per un'ammonizione data, i due allenatori hanno reagito così:
(Non lo spettacolo più bello da offrire.
Ma a 5' dalla fine, in questa partita, si può capire)

Mezz'oretta prima, i citizen esultavano al gol-partita, e forse gol-premier. Fortuna che le due tifoserie erano separate da filo spinato, muro di cinta e cecchini pronti a far fuoco. Più o meno così:


Il provvedimento più drastico per provare a contenere la follia ultrà, è stato quello di togliere i boccali di vetro, e sostituirli con bicchieroni di plastica. Come dicono lì: just in case.

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