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giovedì 1 dicembre 2011

Essere calciatore

Il sogno di moltissimi bambini, e di tutti quelli che giocano a calcio è quello di arrivare in serie A e giocare in un top club. Per guadagnare un sacco di soldi, sentirsi importante, guadagnare un sacco di soldi, viaggiare l'Europa, guadagnare un sacco di soldi, essere a contatto con i miti dell'infanzia, guadagnare un sacco di soldi.
Pablo Daniel Osvaldo, argentino, ma naturalizzato italiano, ed Erik Lamela, argentino rimasto argentino, ci sono riusciti. Giocano nella Roma. Sono giovani, ricchi, famosi, Lamela è anche un bel ragazzo, Osvaldo se tanto mi dà tanto è simpatico.
Ma giocare a certi livelli non è psicologicamente facile: la pressione è altissima, ogni mossa è sotto i riflettori e uno sbaglio può significare inferno per una settimana.
Quindi questi due giovanotti, dopo la sconfitta di Udine non hanno trovato niente di meglio da fare che insultarsi pesantemente e picchiarsi come fabbri.
Tutto sarebbe nato dopo che Erik ha detto a Paolo (la naturalizzo anche io) che non era mica Maradona. Paolo, evidentemente fino a quel momento convintissimo di essere el Pibe de Oro, si è incazzato come una bestia! "Ma come, io Pablo Diego Daniel Armando MaradOsvaldo, vengo insultato da un 19enne a caso? Non sia mai", avrà pensato. Quindi, per evitare di far uscire dallo spogliatoio voci infondate che lo vedevano solo Osvaldo e non Maradona, ha pensato bene di picchiare Erik.
Ora, Erik  e Paolo sono alti uguale, ma quest'ultimo pesa 10 kg in più, che presumibilmente sono muscoli. Qualcosa mi dice che Erik le abbia prese senza reagire più di tanto.
Totti viene a sapere dell'accaduto, se lo fa rispiegare una dozzina di volte per evidenti limiti cerebrali, e da bravo capitano risolve la questione: tutti fuori a cena, pagano i due litiganti, gode il resto della rosa, Burdisso zoppo compreso,  che mangia e beve a gratis.
Proviamo ora a entrare nei panni di Erik.
Arriva a Roma dall'Argentina, a 19 anni appena compiuti. Città nuova, lingua nuova, calcio nuovo. Non conosce nessuno, e non può neanche giocare perchè infortunato. Finalmente riesce a ritagliarsi un po' di spazio e a giocare. Trova un connazionale, più esperto e anziano che potrebbe fargli da tutor. Dopo una partita nervosa e tesa, in cui si è perso 2 a 0, va dal suo tutor e gli dice, con molto rispetto, che forse non è il giocatore più forte della storia del calcio, e viene preso a schiaffi come se gli avesse scopato la moglie. Il capitano viene a sapere tutto, e non trova altro di meglio da fare che approfittare dell'occasione per fargli pagare il conto del ristorante con circa 20 persone a tavola.
Come se non bastasse legge sui giornali che quello che lo ha pestato, alto quanto lui, ma grosso il doppio, dice che la pace è fatta e che hanno sbagliato tutt'e due.
E allora diteglielo che è un complotto, si infila una scopa in culo e ramazza casa di Totti e de Rossi.

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